domenica 28 aprile 2013

All'ombra dei fanciulli in fiore

(Economist) jobless generation: 26 milioni giovani sotto i 24 anni nei paesi Ocse non lavorano nè studiano
all'ombra della tv in fiore [didascalia]
   La scuola perde clienti, gli stalag si svuotano, come all’ultimo giorno di vacanza: ** “il giorno d’estate che la domestica scopriva sembrava altrettanto morto e immemorabile d’una sontuosa e millenaria mummia che la nostra vecchia domestica avesse liberata con cautela da tutte le sue fasce, prima di farla apparire, imbalsamata nella sua veste d’oro". Forse è venuto il momento di lasciare anche noi questo sogno concentrazionario a fin di bene, naturalmente!
   L'insegnante ingenuo ha sempre saputo, ora il re è nudo in tivvù con le facce belle e i piè veloci rampicanti. Impegnato nel "sociale", l'insegnante ostaggio di scuola pubblica, è consapevole che se non vuole semplicemente addestrare, deve mobilitare gli spiriti liberi dei suoi allievi e dei loro referenti parentali, ma il suo spiritualismo di rifugiato deve lasciare il passo alla macchina stritolatrice della formazione di massa senza por tempo in mezzo. Coacervo di spinte "sociali" la scuola pubblica - quasi sempre statale - ora non serve neanche a contenere i ragazzi che non lavorano, capito? In Italia i volponi della politica cinquant'anni orsono mangiarono la foglia e proclamarono il liberi tutti, todos caballeros, venga avanti dottò. Scuole che contengano le ragazze e i ragazzi, letture di contenzione che simulano i letti, già letti, già dette e fatte.

Ma dall'Oriente, ma, piano, quale luce erompe da quella finestra? E l'oriente, e Giulietta è il sole! Oh, sorgi bel sole, e uccidi la luna invidiosa che è già malata e pallida di rabbia, giovani dagli occhi a mandorla o bel tenebrosi a ovest dell'Indo o da dove volete voi, dilagano dalle pianure del nord-est e oltre mare: siamo ben dentro al dominio delle tecniche, nella scuola che boccheggia.. Alla pacata riflessione dei singoli succede la possente macchina compulsiva della conoscenza integrata dei media [le conoscenze, fatte e rifatte non conta, a disposizione s'incontrano esponenzialmente (i media sono digitali, in rete, sociali)]. Le competenze diffuse, la loro elaborazione distribuita, il fondamentale portato del linguaggio elaborato in situ, lo stesso tessuto territoriale collassato dal confluire dei mezzi e dalla molteplicità delle realizzazioni.

* Il termine, derivato dal latino "troclea", carrucola, o dal greco "troclòs", ruota, indica il dispositivo da sollevamento composto da una cassa metallica o in legno contenente due o più paia di carrucole investite da più tratti di una medesima fune. Paranco di due bozzelli, uno fisso e uno mobile, e una o più carrucole, su cui si avvolge una fune per sollevare grandi pesi. Per Guglielmotti, la "taglia" (romanizzato in "traglia") è la "cassa di bozzello che porta parecchie tacche nelle sue cavatoie, dove può ricevere parecchie pulegge. L’essenziale è la pluralità degli occhi dentro alle cavatoie di una cassa sola. Taglia rispetto al nome deriva dalle tagliate artificiose e acconcie a ricevere la pluralità delle pulegge in una cassa sola. Rispetto alla materia, può essere di sorbo, di olmo, di metallo, secondo il servigio cui è assegnata. Rispetto alle pulegge, può averne molte, l’una sopra all’altra o allogate sull’istesso livello, o sovrapposte nella stessa e nell’opposta faccia, in più ordini. Due taglie, quando sieno a più occhi, e ordite con un canapo insieme, formano un solo paranco" (A.GUGLIELMOTTI, cit., ad vocem). 
 Taggia s. m. Carrucola: Strum. di legno o d'altra materia, nel quale ha una girella scanalata, a cui s'adatta fune o canapa per tirar su pesi, e appiccata a un ferro sopra il pozzo serve comunem. ad attignere acqua; ed anche ce ne serviamo a molte altre diverse cose. I Fior. dicono Carrucola La carrucola di legno, e Puleggia La carrucola di metallo.
a dûe rêue; Carrucola doppia. Récamo e latin. Troclea.
a træ rêue; Carrucola a tre girelle.
da macchinetta dō martin; Girella del girarrosto.
dō spiddo; Girella dello spiedo.

** È proprio il pittore infatti a presentargli alcune 'fanciulle in fiore', una piccola compagnia di giovani villeggianti che si distinguono dalla massa di anziani e famigliole. Tra queste c'è l'affascinante e misteriosa Albertine, che diventerà la mira amorosa del narratore...
( Perché in verità Proust anziché leggerlo bisognerebbe farselo leggere, come anticamente facevano i ricchi nobili. E ascoltare la gentile lettrice standosene stesi con gli occhi chiusi o aperti a fissare il soffitto. La fatica del tradurre continuamente in immagini e concetti i segni che compongono le parole stanca gli occhi e fuorvia la mente, anche perché c’è poco di azioni e di situazioni. E le elucubrazioni, i pensieri, i rimurginii per la loro astrattezza se non per la loro profondità talvolta finiscono per scivolare sulle nostre (o almeno sulle mie) circonvoluzioni cerebrali come acqua sul marmo. Con un ricamo fitto e sottilissimo Proust dà corpo ai sospiri e sospiro alle parole, significato anche alle sensazioni meno significative; ragione ai sentimenti e sentimento alla ragione. Proust narra l’animo umano in tutti i suoi risvolti, nessuno escluso.)

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