venerdì 30 novembre 2012

SOMMARIO ALGEBRICO



sommario
1) Autonomia piena degli istituti sugli immobili e sulla loro gestione.  +  2)  Consiglio di gestione  +  3) Il controllo sull’utilizzo del budget  + 4) Il consiglio di gestione individua il manager scolastico  +  5) Il manager provvede alla scelta   6) La scuola svolge una verifica obbligatoria annuale dei risultati di apprendimento.... I test di valutazione non potranno che essere quelli internazionalmente riconosciuti nel modello Pisa. +  7) Abolizione del valore legale della laurea. + 8) Abolizione dei concorsi pubblici per l’accesso alla docenza  -   9) Dotazione di fondi statali.. + 10) Possibilità per le scuole di scegliere i curricula.

ecco che si discute in modo concreto, ma nullaffatto rinunciatario, delle cose da fare e di come farle nella scuola: pensiamo che sia utile avere nella sommatoria altri termini, magari anche estratti da esperienze in corso e teorie derivate. 

domenica 25 novembre 2012

scuola in dieci mosse

scuola-in-dieci-mosse: riceviamo et libenter pubblichiamo
di Paolo Allegrezza e Paolo Emilio Cretoni
Nell’attuale dibattito sulla scuola italiana pesa un gigantesco equivoco. Che la causa della sua crisi, contraddetta dai dati pluriennali sulla dispersione e dai Pisa – test, sia da addebitare alla riduzione dei finanziamenti. La scuola italiana è in crisi da decenni e fornisce un servizio largamente carente da molto tempo. Le rilevazioni sui livelli di apprendimento e l’inevitabile confronto con l’esterno prodotto dall’internazionalizzazione dell’economia, ci hanno costretto a farvi brutalmente i conti. Sgombriamo il campo dagli equivoci: al sistema italiano dell’istruzione non va più sottratto un euro. Ma non ne va dato neanche uno in più, fino a quando non sarà sottoposto ad una riforma ispirata a criteri di merito, verificabilità dei risultati, autonomia piena degli istituti. Di seguito alcune proposte.
1) Autonomia piena degli istituti sugli immobili e sulla loro gestione. Pensiamo solo ai risparmi che potrebbero derivare da una gestione efficiente dei consumi elettrici ed energetici, dalla possibilità di stipulare contratti per la pulizia e per la fornitura dei servizi amministrativi.
2) L’organo di amministrazione della scuola diviene un consiglio di gestione, in cui vi siano rappresentanze dei genitori, degli studenti, dei docenti, delle realtà economiche e sociali interessate.
3) Il controllo sull’utilizzo del budget di cui la scuola può disporre deve essere affidato in via preventiva ad una società di certificazione esterna o alla corte dei conti. I bilanci degli istituti devono essere consultabili on line.
4) Il consiglio di gestione, in base a parametri vincolanti (laurea conseguita in determinate facoltà, precedenti esperienze nel campo della formazione e manageriali, referenze, appartenenza ad un eventuale albo) individua il manager scolastico cui affidare il mandato sulla scorta di obiettivi individuati. Il mandato ha durata triennale e può essere rinnovato.
5) Il manager provvede alla scelta del direttore amministrativo, della dotazione e del personale amministrativo, previa approvazione del consiglio di gestione.
6) La scuola svolge una verifica obbligatoria annuale dei risultati di apprendimento, a cura di una società esterna, e li presenta in una conferenza dedicata alla riflessione sulle problematiche emerse e le eventuali strategie da adottare. I test di valutazione non potranno che essere quelli internazionalmente riconosciuti nel modello Pisa.
7) Abolizione del valore legale della laurea. È l’unico modo per far emergere le qualità e penalizzare le università scadenti. Secondo il criterio: chi comprerebbe una macchina che abbia dei difetti di fabbricazione? La mancata possibilità di accesso a concorsi pubblici da parte di chi proviene da università – esamifici potrebbe essere prodromico alla loro chiusura con conseguente risparmio di fondi pubblici. Aumento delle tasse universitarie in base al reddito famigliare per evitare l’attuale fenomeno dell’università dei ricchi pagata dai poveri (fiscalità generale). Da questa riforma anche le scuole potrebbero trarre benefici perché renderebbe conveniente l’impegno al miglioramento della propria offerta.
8) Abolizione dei concorsi pubblici per l’accesso alla docenza, al loro posto un albo degli abilitati cui gli istituti potranno attingere valutando i curricula e avvalersi della piena libertà contrattuale. Se una scuola vuole assumere un giovane e brillante laureato lo potrà fare, proponendogli uno stipendio adeguati
9) Dotazione di fondi statali non a pioggia, ma sulla scorta delle effettive esigenze degli istituti. Se si mira a diminuire il livello di dispersione a Scampia si deve poter contare su risorse diverse da quelle di una scuola del centro di Roma, sia in termini di strutture, sia di investimento sui docenti. Le scuole devono poter disporre anche della dotazione dei docenti: più le realtà sono difficili, maggiore deve essere il numero dei docenti disponibili. Come dimostra l’esperienza eccellente della scuola primaria, i risultati migliori vi sono laddove funzionano tempo pieno e modulo (fondato sulle compresenze).
10) Possibilità per le scuole di scegliere i curricula. Fatte salve le materie base, ciascuna scuola può decidere di inserire una materia o un’altra, aumentare o diminuirne il carico orario valutando le esigenze della propria utenza.

sabato 17 novembre 2012

Tirare la corda per tempo

Quindi per descrivere il tempo non basta una sola corda; ne occorrono diverse

Certi libri


Canti alla luna


compo­nimenti di matematica

In questi "compo­nimenti di matematica"
che i ragazzi scrivono con grande piace­re, leggeremo sempre cose interessantissime 
 [emmacastelnuovo

Scriveranno, per esempio: «Se prendo la striscia da cm 24 e due strisce da cm 9 il triangolo non si chiude; non posso dunque costruire un triangolo con quelle strisce »... 

e come allora?

note 
(1) [la lezionele parole non sono più concepite illusoriamente come semplici strumenti, e come allora? esse sono lanciate come dei proiettili, delle esplosioni, delle vibrazioni, delle macchinerie, dei sapori 
(2) /walter-j-ong It is difficult / to get the news from poems daccordo, ma ... possiamo provare. Per non rimanere senza parole nell'ineffabile o annegare nell'insignificanza della routine quotidiana.
(3) [Mauro PalmaLa scuola ha bisogno di far cogliere la complessità dei processi e dei problemi e non di educare all'artificiosa complicazione: deve perciò aprirsi alle diversità dei soggetti e delle loro espressioni, fornendo strumenti per ricomporle in una solida struttura conoscitiva.   [Mario BarraIo, laureato bene in matematica, ho capito pienamente le affinità soltanto con gli studenti di terza media delle classi di Emma. L'università, con il suo purismo, schizofrenico, almeno dal punto di vista didattico, evita di fornire un collegamento fra realtà e teoria, utile per costruire un'immagine e collegarci a quanto già conosciamo. [ Walter Maraschini ] nella Scuola, nell'Educazione degli Adulti, si sono misurati in trent'anni migliaia di insegnanti, centinaia di migliaia di uomini e donne adulti di ogni condizione sociale e di ogni nazionalità hanno praticato il diritto di cittadinanza attiva nella scuola 
(4) [Giuseppe O. LongoQuesti criteri porterebbero facilmente all’uniformità: l’operare artistico o poetico contiene invece forti componenti soggettive, opera in base ad esigenze emotive, espressive, etiche ed estetiche e a bisogni spirituali e simbolici che non si possono ricondurre facilmente a motivazioni mareriali o economiche. L'artista ha bisogno di esprimere la sofferenza, l’amore, la bellezza, il mistero della vita, la terribile realtà della nascita e della morte. Questo filtro soggettivo opera contro l’omologazione. 
 [5] [emmacastelnuovo]  In questi "compo­nimenti di matematica" che i ragazzi scrivono con grande piace­re, leggeremo sempre cose interessantissime: ci rivelano, spesso, non solo delle facoltà ragionative ancora legate al gesto e alla manipolazione del materiale, ma anche una fantasia e un'aper­tura mentale che - oserei dire - possono essere di aiuto per un'indagine psicologica.  



La cosa patetica della scuola, primaria e secondaria (anzi terziaria visto che è fuorigioco), è quel precoce specialismo che finge l'acquisizione rigorosa di tecniche nelle discipline impartite. Anche alle primarie elementari, mi dicono, per la moltiplicazione dei pani e dei posti agli insegnanti, c'è il maestro matematico, no? tale da scongiurare sul nascere qualsiasi deviazione dalla retta via dritta.
Questo proprio nella scuola che aveva, se ricordo bene, il metodo globale di apprendimento della lingua nelle prime classi, diffuso praticamente in modo omogeneo ovunque sul territorio nazionale, e che ci faceva primi al mondo nella classifica relativa. Era in pratica l'unica forma di eccellenza di didattica a livello di massa, applicata prima che teorizzata: e funzionante!  
Non si capisce perchè, se funziona, il metodo globale della scienza di Emma Castelnuovo e di mastro Freinet, per esempio, non debba mischiarsi inserirsi coerentemente nella strada tracciata da una lingua pronta a meticciarsi per esprimere tutto il mondo nel suo insieme, ad un tempo.



E' evidente comunque, a sentire insegnanti non sospetti in tempi molto sospetti, che lo specialismo non dovrebbe intervenire neanche nei primi anni delle scuole universitarie - magari da introdurre nel terzo anno della laurea triennale ma cum grano salis..
 Mario Barra dice che ha capito finalmente ascoltando Emma (Castelnuovo) quel che all'università all'istituto di matematica (Guido Castelnuovo) gli rimaneva oscuro e misterioso [ (3) l'università...evita di fornire...costruire un'immagine e collegarci a quanto già conosciamo]; un altro primo della classe, Mauro Palma (3), i patti dovrebbero essere chiari... è un esempio negativo la prova di matematica assegnata all'ultima maturità scientifica...obsoleta e inutilmente complicata; e così pure Walter Maraschini (3) per il famigerato scuola-mondo del lavoro. E infine il mitico Giuseppe O. Longo (4) del resto la tendenza all’omologazione è implicita nell’attività scientifica e tecnica, in cui la selezione delle idee e dei prodotti (specie se avviene su scala mondiale) porta al rapido trionfo del pensiero unico o del prodotto unico.


 Ed ora non ditemi che ho esagerato. Lo specialismo ed il confezionamento esasperato, certo, sono ben dentro questa società, ma ciò non implica che ne siano il fine, nè tanto meno il mezzo necessario: anzi, sono le forme tipiche della prima società complessa, ma ora possono e devono essere proprio le wrong way della società digitale che ci libera dall'omologazione e dal conformismo scolastico dilagante ben fuori degli edifici scolastici e delle istituzioni.
Mai prima d'ora, prima del digitale, era stato possibile pensare concretamente ad un mondo che ci rassomigli, unici tra altri unici come noi, e diversi insieme.

venerdì 16 novembre 2012

Scrivere Mondo in Matematica

Secondo il discorso della scienza – o per lo meno secondo un certo discorso della scienza -, il sapere è un enunciato; nella scrittura, esso è invece un’enunciazione. L’enunciato, oggetto corrente della linguistica, è presentato come il prodotto d’una assenza del locutore. L’enunciazione, invece, mettendo in luce la posizione e l’energia del soggetto, per non dire la sua mancanza (che non è la sua assenza), mira precisamente al reale del linguaggio; essa riconosce che il linguaggio è un’immensa nebulosa d’implicazioni, effetti, riecheggiamenti, meandri, anfrattosità, addentellati; essa si fa carico di far intendere un soggetto che è al tempo stesso insistente e non individuabile, sconosciuto e tuttavia riconosciuto in base a un’inquietante familiarità: le parole non sono più concepite illusoriamente come semplici strumenti: esse sono lanciate come dei proiettili, delle esplosioni, delle vibrazioni, delle macchinerie, dei sapori: la scrittura fa del sapere una festa. 
Roland Barthes, Lezione: il punto sulla semiotica letteraria; Giulio Einaudi editore, 1981 traduzione: Renzo Guidieri

Omaggio. La professoressa ricorda con gratitudine la figura di un suo insegnante di matematicaLa poesia che segue ce la spedì il mio professore in questo stesso liceo, matematico alternativo e poeta l’anno che fu trasferito . La dedico a tutti quei professori che riescono ad insegnare qualcosa , non importa che cosa ma comunque qualcosa che arrivi giù in fondo, si sedimenti, si riproduca come un’ eco , a quegli insegnanti che sanno insegnare il desiderio di conoscere, il piacere di sapere . La dedico pure a quegli alunni capaci di provare questi desideri e questi piaceri , insieme a tutti gli altri della loro giovinezza, ragazzi fortunati . La dedico infine a quegli insegnanti e a quegli alunni che tengono in bocca, qui a scuola , sul fiore delle loro labbra un sogno di libertà , la mite sapienza del “ volemose bene “ . Paola – Maturità del 1983 , Professoressa in questo Liceo
 “E’ citazione , ormai , non più eccitazione di mattina presto! Perdonate, quindi, agli odierni maestri di sapere concedete la mediocrità del lavoro quotidiano strappatevi la testa e gettatela in giardino dietro ai cipressi dimenticate voi stessi scomparite nelle classi e andate in controfigura a Canossa. Non ho nulla da dirvi, mi dispiace. E’ vero: il potere che non c’era s’è disperso, quel po’ di sapere che ci era utile e che conserviamo; la saggezza mite del “ volemose bene” e, vi dico , ancora in bocca un sapore impossibile di libertà” 

giovedì 15 novembre 2012

insegnare a risolvere problemi in maniera algoritmica

scritto da  Uno dei primi ostacoli che si trova davanti chi fa didattica sulla programmazione è il fatto che, prima di far mettere le mani sulle istruzioni di codice, è necessario insegnare a risolvere problemi  in maniera algoritmica. Non è cosa facile, poiché impone di sapere cosa il computer può o non può fare, ma va fatta prescindendo dagli aspetti tecnici e sintattici del linguaggio di programmazione che si intende poi utilizzare.
Esistono diversi modi per fare questo, molti sono varianti dell’utilizzo di diagrammi di flusso, che però non sempre consentono di rendersi conto facilmente degli errori che si stanno introducendo. Altri sono linguaggi di programmazione grafici, ovvero linguaggi che permettono, unendo dei simboli rappresentanti le funzioni, di ottenere programmi funzionanti.
Da poche settimane è disponibile su Google Code Blockly, un linguaggio di programmazione grafico particolarmente interessante.


L’aspetto grafico piacevole e il supporto, che verrà introdotto a breve, per le lingue diverse dall’inglese, lo rende uno strumento utile anche a chi avesse bisogno di uno strumento per insegnare a bambini in età scolare a ragionare su algoritmi, anche se non con il fine di iniziare a programmare.

martedì 13 novembre 2012

Poliedrico



lunedì 12 novembre 2012

Documenti invalsi

"I fascicoli delle prove Invalsi compilati al termine delle prove sono una miniera di spunti che potrebbero essere utili nell’insegnamento della matematica. A mio parere andrebbero meglio studiati e discussi, sia tra colleghi di matematica sia con gli allievi. Purtroppo sembra che il maggiore interesse sia per i punteggi finali. Quanto ai fascicoli essi sono frettolosamente archiviati."


Condividere un documento, questo di Fabio Brunelli che ci porta in medias res nel lavoro delle classi di scuola media sulla matematica. Ebbene, mi chiedo, durante il mio zapping quotidiano sull'attualità,..


Fabio Brunelli
Una talpa scatenata
Riflettendo sulle prove Invalsi di matematica per l’esame di licenza media del giugno 2012

Fa un certo effetto leggere i titoli dei maggiori quotidiani italiani del 19 giugno scorso: “Medie, il test con 9 superdomande”, “I quesiti (difficili) per scovare i più bravi”, “Invasi da folli, il web insorge e scoppia il caso Pittulongu”.
I giornalisti sono persone a volte divertenti e simpatiche. Ma sicuramente in questi casi hanno poco tempo per approfondire e riflettere. La realtà è sempre più complicata. In internet poi si crea facilmente un “onda”, un “effetto-traino” e nascono così le “leggende metropolitane”.

Se tentiamo di cercare la verità e, invece di leggere in rete cosa hanno “twittato” i ragazzi, prendiamo in mano i fascicoli Invalsi e proviamo anche a confrontare le varie valutazioni degli esami (ammissione in matematica, prove scritte “interne” di matematica, prove Invalsi di matematica, valutazioni globali in uscita) ci accorgiamo subito, perlomeno questo è accaduto nella mia terza, che questi numeri sono correlati positivamente. Le uniche anomalie sono i punteggi alti delle prove Invalsi di alunni modesti che sono riuscito a copiare.

Entriamo nel merito prendendo ad esempio la famigerata “talpa” che si è mangiata quasi tutta la mia classe. Ecco il quesito:  

Fermiamoci alla prima domanda per rispondere correttamente alla quale i ragazzi avrebbero dovuto calcolare il volume di un cilindro:
3,40 * 3,40 * π * 10 = 115,6 π ~ 362,984.
La risposta giusta è pertanto la “C”.

Dire che è stata una “Caporetto” è poco: hanno indicato “C” solo 13 alunni su 27 (~ 48%). Tra essi ci sono alunni di tutti i livelli. Durante gli orali ho fatto qualche intervista. Una ragazza brava mi ha detto: “Le gallerie non hanno forma cilindrica, ma semicilindrica, quindi per un po’ pensavo di dover dividere il volume del cilindro per due”; un altro ragazzo pure bravino mi ha detto: “Di solito nella misura del volume del cilindro c’è il π. Tra le soluzioni proposte dal quesito il π mancava e questo mi ha disorientato, per questo ho scelto 120 .
Riflettiamo ancora brevemente sui deludenti risultati relativi al calcolo del volume del cilindro. Quest’argomento è “trattatissimo” in terza media e i ragazzi sono ben allenati a calcolare volumi dei più strani solidi di rotazione. E allora? Cosa accade? Dobbiamo forse registrare un “divario epistemologico” tra i cilindri della prassi didattica e i cilindri dell’Invalsi?
Forse la prassi scolastica è quella di partire da problemi in qualche modo già “matematizzati”, dove è già esplicitata o ben descritta la figura geometrica. Qui invece si tratta di leggere un brano in lingua italiana e cercare una “modellizzazione geometrica” che possa rispondere al problema. E noi cosa preferiamo per i nostri allievi? Per i nostri figli? Per le nuove generazioni?

I fascicoli delle prove Invalsi compilati al termine delle prove sono una miniera di spunti che potrebbero essere utili nell’insegnamento della matematica. A mio parere andrebbero meglio studiati e discussi, sia tra colleghi di matematica sia con gli allievi. Purtroppo sembra che il maggiore interesse sia per i punteggi finali. Quanto ai fascicoli essi sono frettolosamente archiviati.

Ho l’impressione che (sono docente-terminale e non ho nulla da perdere a tirami dietro le antipatie di molti) gli insegnanti di matematica in Italia (e io non mi chiamo fuori da questi) sono un po’ adagiati su una certa tradizione didattica: “spiego bene la regola, ora fate tanti esercizi”.
Gli allievi dal canto loro sono abituati a una certa “frettolosità”; vogliono capire subito quale formula applicare per risolvere il problema; non hanno la pazienza di leggere, rileggere e riflettere sul testo di un quesito. Pensare “fa fatica”, come dicono in Toscana!
Oggi tutto questo non basta più. La bozza delle “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”, resa nota pochi giorni fa dal MIUR, parla di una matematica che contribuisce “alla formazione culturale delle persone e delle comunità, sviluppando le capacità di mettere in stretto rapporto il “pensare” e il “fare” e offrendo strumenti adatti a percepire, interpretare e collegare tra loro fenomeni naturali, concetti e artefatti costruiti dall’uomo, eventi quotidiani. In particolare, la matematica dà strumenti per la descrizione scientifica del mondo e per affrontare problemi utili nella vita quotidiana; contribuisce a sviluppare la capacità di comunicare e discutere, di argomentare in modo corretto, di comprendere i punti di vista e le argomentazioni degli altri.”
Mi pare che la matematica richiesta oggi alla scuola sia più vicina alla “talpa cattiva” che non ai tradizionali esercizi cui i nostri allievi sono avvezzi.


sabato 10 novembre 2012

il tempo del Tiglio


BlockNote2012



Eufemismi

Veterani

Tutto è bene ciò che finisce


Darsi un appuntamento ad una certa ora senza avere orologi a disposizione...
E' possibile... Usando la luce del sole!
La scuola è ingessata...
Si usa la luce del sole e la propria ombra
La lunghezza della nostra ombra è proporzionale alla lunghezza della nostra altezza
Alla fine sono riusciti a incontrarsi

Alla fine sono riusciti a incontrarsi ... Tutto è bene ciò che finisce

La terra non cade

La terra non cade (dovrebbe cadere verso di sè) e il cielo è intorno

Colino? Retino?


Il clima dei laboratori

Il clima dei laboratori non è quello di una lezione. E' quello di un gruppo di colleghi-amici che lavorano insieme. E l'esperienza degli anziani non è mai fatta pesare sui meno esperti...


07/set/2012
foto: 538 – 115 MB
Solo chi ha il link
Casa Cenci (Amelia - Terni) L'Officina Matematica di Emma Castelnuovo

Matite ed...elastici

Matite, righello, compasso, spaghi ed elastici...

venerdì 9 novembre 2012

non dico in Europa, ma nel mondo!

STORIE SCELLERATE DI ORDINARIO CALCOLO
Un piano d'emergenza, cosa ne emerge?


in foto, la signorina a tavoletta

Numeri record. Il doppio delle previsioni. I dati ufficiali del Miur parlano chiaro, il concorso della scuola sarà un evento spartiacque: 321.210 candidati per 11.542 posti. Di questi, la gran parte – 258.476 – è costituita da donne. I restanti 62.734, sono uomini. Ma soprattutto i due terzi degli aspiranti insegnanti che hanno fatto domanda di partecipazione al concorso non proviene dalle graduatorie ad esaurimento. Sono 214.453 (66,8%), rispetto ai 106.757 (33,2%) che sono invece presenti nelle stesse graduatorie. 
(...)

Alle 14 di mercoledì 7 sono terminate le iscrizioni. Si parla di quasi 300mila candidati per gli 11.542 posti messi a bando.
 Un record di partecipanti senza precedenti per un concorso a cattedra da svolgere per buona parte con tecnologie informatiche: «Non ci risultano - spiega un funzionario del Miur - altre prove di questo tipo non dico in Europa, ma nel mondo».
  •  Le date dei primi test verranno individuate nella terza settimana di dicembre.
  •  Tre giorni di prove, al ritmo di quattro sessioni al giorno
  • Cinquanta domande in cinquanta minuti.
  •  Il progetto è di predisporre venticinquemila postazioni informatiche in alcune centinaie [ndr. penso che si alludesse a centinaia di scuole] di scuole da individuare nei comuni capoluogo e nei principali centri. 
Un piano d'emergenza che dovrà fronteggiare una partecipazione superiore quasi del doppio rispetto alle stime più caute del ministero.
(http://www.corriere.it/cronache/12_novembre_07/concorso-scuola-mostro_9be7e3ac-2902-11e2-9e66-88ac4e174519.shtml)

NUMERI RECORD - Basta fare due calcoli:   . Ma naturalmente le disponibilità variano per regioni e classi di concorso. Ciò che vale la pena sottolineare è la composizione della platea dei candidati. Se i precari «storici», cioè quelli iscritti in graduatoria, sono 160mila, almeno altrettanti sono i cosiddetti «outsider», ovvero laureati che non fanno supplenze, disoccupati precari, o addirittura impiegati in altri settori, che avendone i titoli, provano a cambiare vita con la scuola
«Per loro- spiega sempre una fonte ministeriale raccolta dall'agenzia Dire - questa è l'occasione per poter partecipare a un concorso pubblico, sognano il posto fisso. In moltissimi casi stiamo verificando che si tratta di persone che fanno altre professioni».

I COMMISSARI - Il primo passo sarà la formazione dei formatori. Si tratta di 250 docenti abilitati o comunque non iscritti al nuovo concorso, che dovranno successivamente formare i referenti d'aula,...etc etc
(http://www.corriere.it/cronache/12_novembre_07/concorso-scuola-mostro_9be7e3ac-2902-11e2-9e66-88ac4e174519.shtml)

L'ORGANIZZAZIONE - La macchina organizzativa allestita dal ministro Francesco Profumo si è immediatamente messa in moto. Ai comandi Lucrezia Stellacci, a capo del dipartimento Istruzione del Miur. Al ministero è stata già fissata la riunione dei vertici, con tutti i direttori generali. La prossima settimana, il 12 e 13 novembre, gli organizzatori si trasferiranno al Cineca di Bologna, il centro di ricerca che da tempo collabora con il ministero, per approfondire tutti gli aspetti informatici di
(http://www.corriere.it/cronache/12_novembre_07/concorso-scuola-mostro_9be7e3ac-2902-11e2-9e66-88ac4e174519.shtml)

ne emerge che..
  Era tutto così semplice, come non averci pensato prima, ma ora che la macchina organizzativa è in moto non ci saranno più problemi: avremo insegnanti nuovi di zecca, senza por tempo in mezzo - "La macchina organizzativa allestita dal ministro Francesco Profumo si è immediatamente messa in moto", sì, bene, ma per fare cosa? 

Quale scuola per quale società lo deciderà.....una prova preselettiva che si terrà, per la prima volta al mondo, esclusivamente su computer ?!

Ahimè come sono lontani i tempi in cui il parlamento, per decidere della riforma dell'insegnamento della secondaria superiore,  incaricò e finanziò gruppi di ricerca organici  definiti dall'UMI (i matematici organizzati) per formulare proposte di sviluppo dei modi e dei contenuti.
Si trattò di un lavoro concreto, serio, su strumenti (i libri di testo con case editrici a fianco), a diversi livelli (università, insegnanti medi, ricercatori), che si sviluppò su 13 direzioni tutte ugualmente interessanti: una vera esplosione culturale, plurale, radicata nelle scuole diverse, di ricerca di base nutrita nel lavoro di decine di scuole e aperta a tutti coloro (io fui uno di quegli insegnanti) volessero utilizzarla come luogo di riunione.
Citiamo, per esempio, Villani [matematica.unibocconi_colloquio-con-vinicio-villani]
È in questo clima che vengono progettati e poi pubblicati i manuali di Giovanni Prodi, di Lucio Lombardo-Radice, ecc. a cui accennavi?
Sì. Riflettevamo su che cosa e come insegnare in un modo nuovo, adeguato ad una società che stava cambiando velocemente. Avevamo - ciascuno di noi- un "gruppetto" di insegnanti con i quali collaboravamo e con cui verificavamo "in diretta" la bontà o meno delle nostre impostazioni. Ma avevamo capito che il libro di testo è uno strumento essenziale, per la diffusione delle idee in tema di insegnamento. A Pisa c'eravamo Giovanni Prodi e io. A Roma c'era Emma Castelnuovo, Lucio Lombardo-Radice e Bruno de Finetti. Quest'ultimo si è poi defilato - insofferente com'era delle "commissioni" e del loro lavoro, soprattutto burocratico e rituale - ma ha avuto un ruolo molto attivo in quelli che sono noti come "programmi di Frascati". Ricordo che era contrario - proprio lui! - all'inserimento della Probabilità nell'insegnamento medio. Diceva che o la si insegna bene - e questo non, sarebbe stato possibile nella scuola - o, altrimenti, meglio lasciar perdere.


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